
Dal famoso monastero di S. Caterina nel Sinai del sud, a 1500 m di quota, scende una valle che, dopo 150 km circa , scavandosi la via verso ovest tra pareti di granito rosa, va a sfociare nel golfo di Suez, poco a nord della baia di Belayim.
E’ la valle di Feiran.
E’ sempre asciutta, arida, a parte pochi giorni all’anno tra dicembre e gennaio, quando le precipitazioni lo permettono, ed allora e’ percorsa da un torrentello che puo’ diventare anche terribile in occasione di piogge violente e concentrate nel tempo.
La sua forza cancella la strada, e trascina verso il mare una quantita’ incredibile di fango e detriti.
L’ultima nel 2003, quando con le ruspe si dovette fare un argine per deviare l’onda di piena e salvare i campi di lavoro di Belayim, dove sono anch’io.
Ma dopo quella, niente, piogge scarse e inconsistenti. Global warming pure qui? Pare di si.
Nella mia ultima visita all’unica oasi della valle, che si trova a circa 80 km dal campo, ho visto palme sofferenti, senza quel verde intenso indice di vitalita’. E in questa occasione ho avuto modo di conoscere chi scava i pozzi d’acqua.
