Storia della Sezione del CAI di Vicenza
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- Pubblicato 02 Maggio 2020
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STORIA DELLA SEZIONE DEL C.A.I. DI VICENZA (pdf)
STORIA DELLA SEZIONE DI VICENZA
di Nicola De Benedetti
La Sezione di Vicenza nasce con il Risorgimento Italiano. Già nel 1864, Francesco Molon, scienziato, combattente, agitatore e stratega, viene ricordato per essere uno dei sobillatori contro il regime austro ungarico per la sollevazione delle popolazioni alpine del Veneto ed il loro concentramento nella fortezza naturale dell’Altopiano di Asiago. Nel 1868, l’alpinista torinese Felice Giordano, in missione scientifica nelle terre venete, liberate appena due anni prima dal giogo austriaco, si fa promotore per il Club Alpino di una campagna di sensibilizzazione affinché si realizzi nel Veneto la fondazione di Succursali, come venivano allora chiamate le Sezioni. Il messaggio trova pronta risposta più nelle vallate alpine che nelle città in cui i tempi non sembrano ancora maturi. Nel vicentino anzi, qualche anno dopo, prospera dal 1872 il Circolo Alpino della Belloselant. Finalmente, sullo slancio dato dal Risorgimento, nell’autunno del 1874 grazie all’entusiasmo di alcuni giovani appartenenti alla nobiltà vicentina, si costituisce il Circolo Alpino di Vicenza, con uno scopo futuro ben preciso: diventare al più presto una Sezione del C.A.I.. Il Club Unione ospita il neonato Sodalizio. Presidente del Circolo viene nominato Francesco Molon e Presidente Onorario l’illustre scienziato Paolo Lioy, che dieci anni più tardi verrà chiamato a succedere a Quintino Sella alla Presidenza generale del Sodalizio. L’idea e la voglia nei “padri fondatori” di praticare l’alpinismo sentendosi parte di un’unica associazione nazionale viene premiata il 7 maggio 1875, quando la Direzione Centrale del Club Alpino approva l’istituzione della Sezione di Vicenza, con Presidente l’ing. Francesco Molon, valoroso patriota. Il primo nucleo di soci fondatori è formato da una gioventù nobile, colta e volitiva che vedrà alcuni di loro dare meritato lustro anche alla vita pubblica vicentina: Giovanni di Breganze, Luciano Casalini, Scipione Cainer, Alessandro Cita, Gerolamo Cogollo, Guardino Colleoni, Almerico ed Alvise Da Schio, Antonio Fogazzaro, Aicardo Gualdo, Fedele Lampertico, Paolo Lioy, Antonio Marzotto, Alvise Motta, Guido e Giovanni Piovene, Giovanni Rossi figlio di Alessandro.
L’attività della Sezione, che nell’anno di fondazione conta a registro 79 soci ordinari e 8 straordinari, si concentra inizialmente sulla conoscenza delle montagne locali. Si parte dunque in carrozza dal capoluogo vicentino e, tramite l’ausilio di guide esperte, si cominciano a salire vette come il Monte Zebio, il Novegno, la Priaforà, il Pasubio, la Cima Tre Croci, la Cima XII. Nel 1890 viene inaugurata la Casina del Summano, primo rifugio alpino della zona, posizionata in prossimità della vetta dell’omonimo Monte. Verrà in seguito distrutta parzialmente durante la Prima Guerra Mondiale e, malgrado vari tentativi di ristrutturazione, negli anni ‘30 cesserà di esistere. Con la presidenza del Conte Almerico Da Schio (1885 1897) il Club vive sostanzialmente un periodo di conoscenza e promozione della montagna in cui la Sezione si impegna anche sul versante sociale: la propaganda a favore della ferrovia che avrebbe collegato la pianura ad Asiago; l’interessamento ed il sussidio per la costruzione della strada provinciale fra Lastebasse e gli Altopiani di Lavarone e Folgaria; l’impegno per l’avvio di piccole industrie alpine per la quale la Sezione riceve una Medaglia d’Oro dal Ministero dell’Agricoltura e Commercio. Nel 1887, a riguardo, organizza in Vicenza la famosa Esposizione Veneta per far conoscere al mondo la propria produzione industriale ed artistica della quale il merito della riuscita va attribuita al socio Alessandro Cita. Nello stesso anno la città ospita il XIX Congresso degli Alpinisti Italiani che consente di pubblicizzare la nuova Guida di Vicenza, Recoaro e Schio di Ottone Brentari e Scipione Cainer e la Guida di Bassano
Sette Comuni sempre di Brentari. Sino alla Prima Guerra Mondiale il Sodalizio mantiene un “ruolo elitario”, con l’Alta Borghesia che assume un carattere predominante dove i titoli usati all’interno del Club, sono oggetto di prestigio e considerazione. E’ però un CAI unitario, che con tenacia e continuità amplia gradualmente l’apertura verso la società civile e più propriamente verso la borghesia, in continua espansione, diffondendo la pratica dell’alpinismo e del turismo alpino. Uno dei soci più illustri di questo tempo è il cav. Girolamo Raschi, tipografo editore, che diffonderà opuscoli per la botanica, la silvicoltura, le piccole industrie alpine.
Domenica 27 agosto 1899 la Sezione festeggia i suoi primi 25 anni dalla fondazione a Tonezza del Cimone e lo fa con un’opera buona: l’istituzione, della Colonia Alpina Umberto I per i fanciulli poveri e sofferenti.
Ad inizio secolo la presidenza del Senatore del Regno Guardino Colleoni (1900 1918) è fautrice del nuovo e più impegnativo alpinismo che incita i giovani a ricercare nelle cime vie più ardite piuttosto che le classiche “vie normali”. Nel 1905, presso la sezione di Monza, ha vita la S.U.C.A.I., la Stazione (poi Sezione, ndr) Universitaria del CAI, con l’intento di unire gli studenti universitari che praticavano l’alpinismo in un unico spirito gogliardico e fraterno. Tra i soci fondatori troviamo i vicentini Luigi Malvezzi e Silvio Caregaro Negrin, primo presidente “sucaino” nazionale. Nel 1908 un episodio rilancia l’alpinismo nello scenario delle Dolomiti di Recoaro: la rocambolesca scalata della Parete Est del Baffelàn ad opera di Antonio Berti, dei coniugi Gino e Maria Carugati e di Francesco Valtorta. A ciò fa eco la nuova Guida delle Dolomiti Orientali dello stesso Berti, un “libretto” che consente al cittadino di avventurarsi per i monti grazie agli itinerari proposti sul vademecum.
Con l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria il CAI decide di non rimanere in disparte ed invita molti giovani a sacrificare la vita per la propria Patria: in questo periodo l’attività sezionale si concretizza sostanzialmente in opere di propaganda ed assistenza. Dopo la fine della Grande Guerra, all’inizio degli anni Venti lo spirito sucaino e la figura di Antonio Berti motivano schiere di
giovani ad affrontare le pareti. “Una diversa percezione della realtà della montagna entra di forza nella coscienza nazionale e cambia il profilo dei frequentatori che da una connotazione borghese ed alto borghese si cala in una realtà sociale più vasta costituita dalla classe operaia e studentesca, entrando nei circoli operai, nelle scuole, nelle università…”. La visita di Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti!, avvenuta il 23 e 24 maggio 1923 per tenere una conferenza in città, dà una ulteriore spinta. Le vicine palestre di roccia cittadine del Sasso di Donna Berta e di Gogna e quella un po’ più lontana di Lumignano non bastano più. Si sente il bisogno di spostarsi verso le più alte crode delle Dolomiti di Recoaro e del Pasubio e ben oltre le montagne di casa. L’animatore dei crodaioli locali è Francesco Meneghello: egli spicca per l’integrità dei valori, l’idealismo, la dinamicità e l’organizzazione di manifestazioni annuali di buonissima riuscita chiamate Sagra della Roccia o Festa della Corda: a Piazzale SUCAI, poco sopra il Passo del Lupo (la Sella del Rotolon) sulle attuali Guglie del Fumante, la popolazione partecipante poteva ammirare varie cordate arrampicare e mostrare a tutti le “acrobazie dell’alpinismo”. Il riscontro di avere ad esse numerosi partecipanti, l’aumento dei soci che si attesta superare le 500 unità e la necessità di insegnare ai giovani ad arrampicare portano all’idea di creare una Scuola Vicentina di Roccia. L’ammaestramento diventa realtà nel 1925 con la formulazione della Regola che sancisce i rapporti tra gli allievi, i crodaioli ed i capicordata. Primo Rettore della Scuola di Roccia è il Maestro prof. Antonio Berti, Accademico definito “il padre degli alpinisti veneti”. L’influenza di Berti contagia i giovani vicentini cosicché anche Luigi Malvezzi, Severino Casara e lo stesso Meneghello diventano i primi Accademici di Vicenza. Tra i nomi dei capicordata più celebri si citano Attilio Aldighieri, Carlo Baldi, Francesco Padovan, Lorenzo Pezzotti, Umberto Valdo ed il poi famoso Gino Soldà. Il 29 agosto 1926, giorno dell’inaugurazione dell’Ossario di Monte Pasubio, alla presenza del Re d’Italia, vengono compiuti i primi lavori di recupero della Sengiara, una piccola costruzione concessa in enfiteusi perpetua dal Comune di Valli del Pasubio. La Sengiara diventa la sede della Scuola Vicentina di Roccia e sarà il primo nucleo di quello che è l’attuale rifugio Nerone Balasso.
Nel 1923 sorge anche la Sezione di Thiene che fa corona al Club Alpino Bassanese (1892), alla Sezione di Schio (1896), alla Sezione di Valdagno (1922). E’ attiva in quegli anni anche la Sottosezione di Arzignano. Si tenta quindi un primo esperimento di associazione intersezionale con scopi comuni chiamandolo Consorzio Provinciale Vicentino. Non dura molto dato il campanilismo che vigeva in quegli anni ma è una prima base per condividere assieme interessi comuni per progetti che diventeranno realizzabili solo in futuro. Ma il 1925 coincide anche con il 50° anniversario della Sezione ed il Sodalizio vicentino, per festeggiare l’evento, decide di prendersi carico di uno dei 93 rifugi austro--tedeschi siti nella regione alto--atesina che il CAI Centrale aveva acquisito in gestione e stava risistemando nelle terre redente dopo la Prima Guerra Mondiale. La scelta cade sul Langkofelhütte in Val Gardena, già del Club Alpino Accademico di Vienna dal 1898. Dopo alcuni sopralluoghi valutativi sui lavori da svolgere, constatando che il rifugio è in buone condizioni, dotato di 30 letti e 20 cuccette, la Sezione se ne assume l’amministrazione. Il 10 agosto 1924 alle ore 10 viene fatta la cerimonia di inaugurazione del Rifugio Vicenza al Sassolungo.
Tra il ’20 ed il ’30 la Sezione comincia ad assimilare gli acronimi tipici dell’era fascista e quindi costituisce il G.O.E. (Gruppo Operaio Escursionisti) e la S.O.C.A.I. (la Sezione Operaia) con il compito essenziale di organizzare gite ed altri svaghi per i soci. L’entusiasmo e la voglia di proporre attività in quel periodo fanno nascere l’idea dei campeggi alpini. I soci si mettono in gioco in prima persona ed acquistano le tende e tutto il necessario, cucina da campo compresa, per far trascorrere piacevoli estati ai soci aderenti alla vacanza. Prendono forma così i campeggi: 1923 ai Pian dei Palui (Val Pramper); 1924 ai Prati di Confine (Val Gardena); 1925 a Selva di Cadore (Val Fiorentina); 1926 a San Vito di Braies (Val Pusteria).
In un articolo del 1925, apparso a firma di Francesco Meneghello sulla Rivista Mensile, le Dolomiti Vicentine prendono il nome di “Piccole Dolomiti”, così chiamate da Antonio Berti e che verranno riconosciute in seguito in tutte le carte topografiche e le guide di montagna. Lo stesso anno si consacra lo Sci Club Vicenza, costituitosi con proprio statuto, già attivo sull’Altopiano di Asiago da tempo con l’organizzazione di alcune gare come la Grande Gara Valligiani. Intanto, mentre in città la tradizione culinaria invogliava i soci a partecipare all’annuale Uccellata con “polenta onta e uccelli dal becco gentile”, in campo sociale ci si impegna a prendere parte ad un’altra pregevole iniziativa perseguita per molti anni: la Befana Alpina. Inizialmente ideata a firma di Antonio Negrin (Caregaro, n.d.r., presidente in quegli anni) con il nome di Befana in Montagna, la manifestazione contribuiva a “stabilire un buon legame di amicizia tra montanari ed alpinisti”: ogni anno si sceglievano delle località di montagna disagiate (segnalate anche da Enti ed autorità dei luoghi) e si portavano dei pacchi dono contenenti indumenti di vestiario, utensileria, accessori da cucina e, per i più piccoli, anche dei giocattoli.
Gli anni Trenta celebrano numerose cordate vicentine impegnate a scalare pareti tra le più inaccessibili. 1934: Gino Soldà e Franco Bertoldi salgono la parete NE del Dente del Sassolungo; 1936: la cordata Gino Soldà--Umberto Conforto vince la parete SO di Punta Penia in Marmolada; 1939: la salita della parete Sud di Punta Rocca in Marmolada ad opera di Umberto Conforto e Franco Bertoldi e quella effettuata da Andrea Cobertaldo e Lorenzo Pezzotti sullo spigolo Sud del Sass de Stria sul gruppo del Fànis, attestano la crescita di un alpinismo di qualità da parte della rinominata Scuola Alpina di Vicenza, che ormai da un decennio collabora per la formazione delle Truppe Alpine. Ma non è solo verso l’alto a cui i soci rivolgono la propria attività. Nel 1935 Gastone Trevisiol, assieme ad altri appassionati “caini”, tra cui Aldo Allegranzi, costituisce in Sezione il Gruppo Grotte. Ben presto si innesca una fervida e proficua attività di esplorazione delle cavità e dei siti archeologici vicentini. Famosa diventa la campagna di incursioni al “Buso della Rana”, nei pressi di Monte di Malo.
Verso la fine degli anni Trenta gli iniziali buoni propositi del fascismo cominciano a mutare, il tentativo di conversione alla nuova dottrina “cameratesca” cambia le opinioni e le relazioni sociali e il Club Alpino Italiano viene avvolto in un periodo buio, in cui dovrà riadattare pure il nome in Centro Alpinistico Italiano e sottostare alla direzione del CONI, governato dal Partito Nazionale Fascista, perdendo di fatto la propria autonomia. Le nuove leggi razziali e la diversità di opinioni portano alla perdita di soci contrari al regime. Il silenzio editoriale con i soci nel periodo più estremo del fascismo che precede la Seconda Guerra Mondiale indica che la Sezione di Vicenza non può schierarsi apertamente come antifascista ma che sta tentando di sopravvivere in attesa di tempi migliori. Nel 1938, la Sezione diventa proprietaria dei Rifugi Schio e Olinto De Pretto (rinominato poi alla memoria di Toni Giuriolo) al Passo di Campogrosso, ceduti dalla Sezione di Schio per favorire la Sezione di Vicenza che non possedeva ormai nessun rifugio sui monti vicentini. Con l’entrata dell’Italia nel conflitto bellico (1940) l’attività subisce un grave arresto. Gli eventi organizzati dalla Sezione sono minimali. Uno di questi si svolge nel 1943 al Rifugio alla Gazza, la Giornata del CAI, con larghe rappresentanze, oltre a Vicenza, delle Sezioni di Padova, Verona, Valdagno, Arzignano, Thiene e Schio: vengono celebrate la messa e la benedizione degli attrezzi alpinistici.
Durante la guerra, il 18 marzo 1945, la Sede Sociale del Palazzo del Territorio viene gravemente sinistrata da un’incursione aerea alleata che genera un rogo in gran parte del centro storico. La Biblioteca sezionale perde alcuni volumi e numerosi carteggi ma riesce a salvare parte del materiale grazie al pronto intervento di alcuni soci sopraggiunti in tempo per evitare la privazione di tutto il contenuto. Subito dopo la Liberazione dell’Italia, l’11 maggio 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale di Vicenza nomina Gaetano Falcipieri Commissario Straordinario del Club Alpino Italiano “allo scopo di promuovere la ripresa delle attività del C.A.I.”. Vengono requisiti dei locali siti in via San Marcello, già occupati dall’ex Dopolavoro Dipendenti Comunali di Vicenza. E’ un periodo di cambiamento (la Ricostruzione) perché oltre al ritorno di vecchi soci si affacciano molti giovani e quindi nascono logicamente contrasti di opinioni sociali. In una delle assemblee per ricostruire l’organizzazione Falcipieri rompe inaspettatamente con il CAI e fonda la Società Alpinisti Vicentini (SAV) con Francesco “Checco” Padovan, portandosi al seguito parecchi giovani iscritti del Club. Gli anni che seguono lasciano un momento di incertezza nel Sodalizio, che vive d’inerzia, fatica a riorganizzarsi e a recuperare tutta la rete di relazioni e di fiducia andate smarrite durante l’evento bellico. Si deve ricordare che a quei tempi il CAI, anche se si era aperto al proletariato rimaneva in qualche modo ancora un club elitario dove, per poter entrare, si doveva ancora essere presentati rigorosamente da due soci. A far ripartire la Sezione c’è uno sparuto gruppo di soci tra cui ricordiamo Guglielmo Zanconato, Arduino Caliaro, Gastone Gleria, Gogliardo Dal Corno, Leone Cabalisti, Severino Casara, Gianni Pieropan, Giuseppe “Bepi” Miotello, Giovanni Olivotto, Tommaso Valmarana, Umberto Valdo.
Nel 1946, viene istituito in seno alla Sezione il Gruppo Rocciatori. Al punto 1 del programma “Il Gruppo Rocciatori ha per primo scopo la divulgazione fra i giovani della tecnica e della pratica delle arrampicate onde assicurare la continuità dell’azione all’alpinismo vicentino. Si propone inoltre di coordinare le singole attività, unendo le energie, le cognizioni e le esperienze dei Soci”. Il 1946 dà alla luce anche il periodico sezionale “Le Piccole Dolomiti” per merito del socio Gianni Pieropan che tenta di far rivivere il Bollettino notiziario della Sezione. L’anno dopo, nel giugno del 1947, lo stesso Pieropan assieme al socio Camillo Berti fondano a Vicenza, in Corso Fogazzaro 96, la prima redazione della rivista “Le Alpi Venete”. Il Direttore Responsabile è Camillo Berti, figlio di Antonio. Lo stesso anno esce un libro importantissimo per la speleologia vicentina: “Scienza e poesia sui Berici” ad opera di Alvise Da Schio, Gastone Trevisiol e Giuseppe Perin che condizionerà in positivo l’attività del Gruppo Grotte sempre intento ad esplorare nuove cavità nel territorio vicentino.
La palestra di Gogna in quegli anni pullula di giovani alpinisti vicentini che essenzialmente, anche se iscritti al CAI, frequentavano altre associazioni come la Giovane Montagna. Tra questi Silvano Pavan e Mario Carlan ritornano attivi nel Club ed in Sezione si prendono carico con altri del Gruppo Rocciatori e di riorganizzare le gite sociali. Il socio Pio Chemello fonda addirittura il coro. Anche la Sede Sociale dopo qualche anno trascorso in via San Marcello, presso l’Istituto Tecnico Fusinieri, nel 1949 troverà una collocazione in Piazza dei Signori in un locale adibito sotto la Basilica Palladiana, all’ex Borsa Merci e poi nella Torre Bissara con qualche spazio concesso anche della Domus Comestabilis.
A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta la Sezione vive un periodo di contrasti tra la vecchia generazione, legata ad una tradizione di chiusura elitaria e formata sostanzialmente dall’ala conservatrice tra cui Gogliardo Dal Corno, Tommaso Valmarana, Lorenzo Pezzotti, ed i rinnovatori capeggiati da un giovane Piero Fina. Durante i Consigli Direttivi si dibattono più ragionamenti innescati da scontri ideologici che argomenti concreti. L’unico della vecchia guardia che punta al cambiamento è Gastone Gleria: Accademico del CAI, è uno dei personaggi chiave di quel periodo, innamorato della propria Sezione, sempre prodigo ad animare e sostenere la vita sociale.
Nel 1952 al Colle degli Orsi, nel gruppo del Cevedale, viene costruito il bivacco Francesco Meneghello, dedicato alla memoria del capitano degli alpini disperso in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla installazione del bivacco concorrono i soci Mario Carlan, Dino Miotti e Roberto Fabbri, il quale, pochi mesi dopo perderà la vita cadendo dalla parete est del Baffelan. Roberto Fabbri, di origini torinesi, con il padre Alessandro è stato fra i primi ad esplorare le guglie del Kerle. A fine del 1954 un gruppo di soci tra cui Aldo Allegranzi e Alberto Broglio, dopo alcuni anni di inattività, ricostituisce il Gruppo Grotte dedicandolo
a Gastone Trevisiol (GGGT), prematuramente scomparso nel bombardamento su Vicenza avvenuto il 18 novembre 1944 ad opera degli alleati.
Nel 1957 il Consiglio Direttivo Sezionale delibera l’istituzione di una scuola di alpinismo a carattere permanente. Viene dedicata al grande alpinista Umberto Conforto, socio scomparso alla fine degli anni Quaranta, investito da un’auto in città mentre rincasava dal lavoro. La gestione della Scuola viene affidata all’Istruttore Nazionale Bepi Peruffo. Anche il Gruppo Rocciatori per un periodo in questi anni porterà il nome di Umberto Conforto. Ne fanno parte alcuni tra i più bravi alpinisti della Sezione come appunto lo stesso Peruffo, Piero Fina, Silvano Pavan, Piergiorgio Franzina, Adriana Valdo, Tarcisio Rigoni, Berto Stella, sotto la “guida” dei decani Accademici Gastone Gleria e Tita Casetta. In ricordo della tragica scomparsa del compianto alpinista, avvenuta nel 1949, lo stesso anno, si istituisce con il nome di Targa Conforto un premio annuale che verrà assegnato in seguito al socio della Sezione di Vicenza che durante l’anno avrà realizzato la migliore attività alpinistica. Per i primi quattro anni la targa viene assegnata a Silvano Pavan (1949 –– 1952).
Gli anni Sessanta e Settanta sono gli anni delle gite sociali in Svizzera, dei campionati sociali di sci, dei concorsi fotografici sul tema “La Montagna”. Ma anche dell’entrata in scena di due tra i personaggi più attivi nella Sezione, due “motori” importanti che hanno contribuito a far girare la grande macchina del CAI: Erminio Dola, per oltre 30 anni puntiglioso segretario del Club che con il pennino rotondo e l’inchiostro nero compilava meticolosamente i dati delle tessere e ogni anno redigeva dapprima a mano e poi a macchina da scrivere tutto l’elenco dei soci da inviare alla Sede Centrale; Renzo Scalabrin, per oltre 60 anni instancabile bibliotecario di una ben fornita biblioteca sezionale che, tramite il prestito, consentiva ai soci di portarsi a casa i volumi da consultare. Con costante dedizione cura la biblioteca fino a portarla ad essere una delle più importanti realtà sezionali sia come valore storico che culturale. Intanto sui monti il rifugio Giuriolo viene dotato di acqua ed energia elettrica permanente e si apporta un sostanziale riammodernamento di tutta la struttura.
Da ricordare che dal 1955 la gestione del rifugio Giuriolo era stata affidata alla guida alpina Berto Brotto che la conserverà fino al 1973.
Nel 1962 vi è la costituzione del Gruppo Giovanile, atto che, con l’avvento delle nuove generazioni, innescherà con il tempo una visione sempre più proletaria del Sodalizio, attenta e solidale alla Società che lo circonda, indirizzando il Club verso un’apertura totale ed abbattendone il carattere elitario. In pochi anni si passa dai 500 soci ai quasi 1000 per poi riassestarsi intorno alle 700 unità. L’uomo del cambiamento è il Presidente Giuseppe “Bepi” Peruffo (1964 –– 1970): coaudiuvata da Italia Nostra, la Sezione si attiva nella salvaguardia del territorio e si impegna alacremente contro la costruzione della strada che da Campogrosso porta ad Obra (la S.A.T. non si oppose mai all’opera). Vengono ricordate anche le prese di posizione del Club vicentino contrario a consentire una funivia che da Malga Lora doveva portare fino all’Alpe di Campobrun ribattezzata “Recoaro 2000” e l’ipotetica realizzazione di una funivia sul Pasubio.
A fine anni Sessanta la Sede Sociale trasloca da Piazza dei Signori a Palazzo del Territorio condividendo gli spazi con l’Istituto Musicale Canneti e nel 1968 la Commissione Propaganda e Cultura, formata da Gianni Pieropan e Pier Luigi Tapparo propone un nuovo esperimento: i martedì del CAI, una serie di incontri culturali rivolti a soci e cittadinanza da tenere una volta al mese da febbraio fino a Luglio. L’idea si rivela un successo tale da continuare fino ai giorni nostri. Anche la commissione Sentieri e Segnavie è molto attiva con Silvano Campagnolo e Gianni Tamiozzo. Il 1969 è l’anno della rinascita del gruppo sezionale di Camisano Vicentino (in passato già sottosezione): “sin dalla sua fondazione il gruppo si dimostrerà all’avanguardia anche in campo socio--culturale tanto che come primo Coordinatore verrà nominata una donna, Giovanna Tresso che con cordialità e amicizia saprà accompagnare il Gruppo nei primi anni di attività”.
Il 10 ottobre 1971, nel gruppo del Feruch, Dolomiti Bellunesi, viene inaugurato il bivacco Valdo, dedicato ai coniugi Matilde Cebba ed Umberto Valdo, patrimonio della Sezione in uno dei luoghi più impervi delle Dolomiti.
Con le successive e ripetute presidenze di Silvano Pavan e Francesco Gleria il Sodalizio vicentino si impegna unitamente sulla salvaguardia dell’ambiente alpino per la creazione di un Parco Nazionale sulle Piccole Dolomiti e il Pasubio. Nel 1972 viene infatti pubblicata, dopo un lungo e travagliato iter e tante resistenze, la “Proposta per un parco del Pasubio e delle Piccole Dolomiti” organico progetto multidisciplinare volto a dare protezione e sviluppo ad un’area fragile perché a diretto contatto con una pianura densamente popolata. Fulcro della proposta sono Italia Nostra, la Sezione con Bepi Peruffo e Gianni Pieropan e la sezione di Schio con Terenzio Sartore. Purtroppo tale preveggente iniziativa resterà lettera morta. Nel 1975, in occasione del centenario della sezione, sono da ricordare una mostra fotografica itinerante, la pubblicazione del libro di Gianni Pieropan “Storia dell’alpinismo sulle Piccole Dolomiti” e la guida alpinistica “Piccole Dolomiti –– Pasubio” sempre a cura di Pieropan.
Dai primi anni ’70 Mino Fin dirige i corsi della Scuola Sci mentre in città Laura Padovin si occupa di organizzare una ginnastica presciistica presso l’Istituto Rossi rivolta ai soci.
Tra gli anni Settanta ed Ottanta si assiste alle spettacolari imprese alpinistiche ottenute dal socio Renato Casarotto, sia sulle cime di casa sia su quelle extracontinentali. Tra tutte: nel 1972 prima invernale della via Solleder al Sass Maor con Adriana Valdo; nel
1973 la via Cassin alla Torre Trieste con Diego Campi; nel 1974 l’invernale allo spigolo Strobel sulla Rocchetta Alta del Bosconero con Pierino Radin e Diego Campi; nel 1977 la salita del diedro Sud dello Spiz di Lagunaz nelle Pale di San Lucano in coppia con Pierino Radin; poi, trasferitosi a Bergamo nella sezione locale, muore cadendo in un crepaccio sul K2 nel 1986 durante una discesa mentre stava realizzando Magic Line, la via con le maggiori difficoltà tecniche su un Ottomila.
Nel 1978 si assiste alla scomparsa di un altro alpinista tra i più rappresentativi della Sezione: Severino Casara. Tanto per dare l’idea della sua caratura basti pensare che realizzò 130 nuove ascensioni tra le montagne di casa e le Dolomiti; scrisse 14 volumi letterari sull’ambiente alpino; girò come regista 27 film tra cui “Cavalieri della montagna” che vide la partecipazione del famoso Angelo Dibona. Anche l’attività escursionistica dei soci prosegue in modo prolifico tanto che nel 1980 il Consiglio Direttivo approva i “criteri di esecuzione e di comportamento” durante le gite sociali per garantirne il miglior funzionamento: ecco quindi che al Capogita vengono fornite ufficialmente delle indicazioni sull’orario di partenza, sul comportamento da tenere nei confronti dei partecipanti, la quota di partecipazione, ecc…
Nell’Assemblea Straordinaria indetta il 29 settembre 1983 è approvata a maggioranza la proposta di alienazione del Rifugio Giuriolo a Campogrosso, poco dopo ratificata dal CAI Centrale. Il rifugio, ormai raggiungibile in auto per la nuova carrozzabile, aveva terminato i propri compiti. Il ricavato ottenuto serve ad acquistare dei locali in Contrà Porta Santa Lucia che verranno dati in affitto dal 1984 al 1997. Sempre all’Alpe di Campogrosso, il 23 giugno 1985 viene inaugurato un nuovo sentiero intitolato al socio Alberto Gresele prematuramente scomparso. In questo decennio i soci aumentano e superano quota 1500 fino a raggiungere quasi i 2000 a fine anni Ottanta. Risorge anche il secondo gruppo sezionale, Noventa Vicentina (1986), anch’esso già sottosezione nel dopoguerra, coordinato da Alberto Girardi. Con l’acquisizione del titolo di Istruttore Nazionale di Sci Alpinismo (1983) e quello di Istruttore Nazionale di Alpinismo (1986) Maurizio Dalla Libera, nel 1986, diventa il nuovo Direttore della Scuola Umberto Conforto e dà una notevole spinta di rinnovamento sulla gestione non solo dei corsi, ma anche sullo sviluppo delle tecniche e le metodologie didattiche. Questa sua competenza lo porterà in avvenire ad entrare nella Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo (CNSASA) ed assumere la Direzione Centrale di tutte le Scuole del Club. Il 1° maggio 1987 grazie a lui entra in vigore anche a Vicenza la nuova polizza assicurativa indirizzata a tutti i soci che ne beneficeranno facendone richiesta. Nel 1988 si stacca definitivamente da Vicenza anche la sottosezione di Dueville, diventando Sezione a sé. Sempre nello stesso anno il Gruppo Rocciatori cambia nome intitolandolo a Renato Casarotto (GRRC) e stilando un Regolamento più completo di quello del 1946 ma preferisce rimanere ancora un gruppo informale all’interno del Sodalizio. Il 21 maggio 1990, grazie al lavoro del Presidente Francesco Gleria e altri amici del tempo, viene ufficialmente costituita l’Associazione delle Sezioni Vicentine del CAI. L’ASVICAI è una delle più importanti idee sorte in Sezione poiché, oltre a Vicenza, coinvolge tutte le altre 13 Sezioni della Provincia vicentina che periodicamente si trovano a discutere linee, progetti e problematiche comuni per perseguire unità di intenti e di indirizzo pur mantenendo l’autonomia decisionale e operativa delle singole Sezioni. I periodi di Presidenza di Piero Fina (1984 –– 1987) e di Piergiorgio Caleari (1988 –– 1991) lasciano un segno di prosperità e benessere alla Sezione. Il socio va in Sede non perché deve partecipare ad una attività ma perché c’è un gruppo di amici che lo aspetta.
Su iniziativa di alcuni soci particolarmente sensibili al progressivo degrado dei monti, nasce un Gruppo di Tutela dell’Ambiente Montano (TAM). Le idee non mancano e viene subito istituito un premio di laurea per le aree marginali della montagna veneta che contribuisca dal lato tecnico, economico e sociale alla definizione di un modello di sviluppo sostenibile. Il 1991 segna la perdita di due tra i più grandi soci che hanno fatto la storia della sezione: Gastone Gleria e Goliardo Dal Corno. A memoria del secondo, l’anno successivo, nasce un premio annuale denominato “Encomio Goliardo Dal Corno” a riconoscimento di meriti particolari per attività svolte che rientrino tra gli ideali del Sodalizio. Il primo premio viene assegnato a Gianni Pieropan, illustre personaggio non solo della Sezione ma delle autorità della Città di Vicenza. La Segreteria, nel 1992, apporta un graduale passaggio di consegne tra Erminio Dola e la socia Eliana Centomo, moglie di Renzo Scalabrin. Dopo 33 anni di servizio volontario, gestisce ancora oggi impeccabilmente i complicati meccanismi che fanno girare la macchina del Club e sta formando i propri successori. Il 1992 è anche l’anno della prima donna alla Presidenza della Sezione: Donata Fina, figlia di Piero: un cambiamento epocale. Nel 1993 viene fondata la Commissione per l’Alpinismo Giovanile “Nuovi Sentieri” che vedrà in uno dei successori il Nazionale Luca Corradin, diligente direttore. Nell’ottobre del 1994 si svolge in Pasubio la prima di molte edizioni di una corsa in montagna intitolata “Trofeo Superpippo” memorial Roberto Gemo, tragicamente scomparso l’anno precedente. Nel 1998 viene effettuato il trasloco e quindi nel 1999 la Sede Sociale passa definitivamente da Contra’ Riale a Contra’ Porta Santa Lucia. Nel 1998 si costituisce ufficialmente il Gruppo Rocciatori Renato Casarotto, alla cui presidenza viene posto l’Accademico Pierino Radin. Il G.R.R.C. ha in Tranquillo Balasso, Sergio Antoniazzi, Guido Casarotto e Augusto Angriman gli alpinisti di punta per accogliere le giovani leve che escono dai corsi della Scuola Conforto. In particolare Tranquillo Balasso si distingue per essere un alpinista esplorativo delle montagne vicentine con apertura di numerose nuove vie di roccia, in particolare nel massiccio del Pasubio. Tutto ciò viene documentato per anni sulla rivista sezionale Le Piccole Dolomiti dove il Balasso cura la rubrica “Nuove arrampicate”. Da anni il forte rocciatore vicentino si è anche preso carico di tenere la manutenzione della Palestra di Gogna, sita all’interno del Parco dell’ex Colonia Bedin e data in gestione alla Sezione da parte del Comune di Vicenza che ne possiede il diritto d’uso. La Falesia di Lumignano invece viene seguita scrupolosamente da Augusto Angriman che oltre a curarne la manutenzione, segue i delicati rapporti con i climbers frequentatori cercando di mediare le esigenze di tutti. Verso la fine del secolo e negli anni seguenti la presidenza Eugenio De Gobbi (1998 –– 2005) deve affrontare un’importante sfida: il cambio Sede
da Contra’ Riale a Contra’ Porta S. Lucia. Il nuovo secolo e la nuova Sede portano più frequentazione all’attività sociale, voglia di mettersi in gioco e più organizzazione. Le Commissioni prolificano e le Gite Estive e quelle Invernali hanno bisogno a volte di qualche auto in più al seguito perché la capienza del pullman non basta a contenere tutti gli iscritti. Anche l’uscita del libro “Il vajo che passione” di Tarcisio Bellò porta sulle Piccole Dolomiti schiere di giovani alpinisti a ripetere i nuovi itinerari proposti. Nasce il vajismo vero e proprio come specialità. A questa si aggiungono le specializzazioni sulle cascate di ghiaccio, il dry tooling, lo snowboard alpinismo, il boulder. Grazie all’evoluzione, a nuovi materiali e abbigliamento, all’allenamento fisico e psicologico, si apprendono nuove tecniche che fanno crescere notevolmente il grado in tutto l’ambito alpinistico. Le falesie non bastano più perché in inverno, con le temperature rigide, fa troppo freddo arrampicare. Nascono le palestre indoor di San Pietro in Gù, Montecchio Maggiore, Costabissara dove d’inverno ci si può allenare al caldo. Anche in città per un paio di anni si usufruirà della palestra dei Vigili del Fuoco messa a disposizione dei soci CAI.
Il Rifugio Vicenza, ottimamente seguito da De Gobbi che ne è il referente, ha bisogno di una ristrutturazione cosicchè numerosi Consigli Direttivi occuperanno tempo in discussioni su questo ordine del giorno. Il rifugio Città di Schio, molto spartano, trova in Olinto Pretto un “custode” e referente attento e ligio nel far rispettare i regolamenti ai soci che puntualmente alla bisogna lo richiedono per trascorrerci qualche esperienza. Qui per tradizione, in primavera, l’inizio delle attività veniva celebrato con una messa e la benedizione degli attrezzi mentre la fine delle attività, in autunno, prevedeva la percorrenza di un sentiero in zona Campogrosso e poi la marronata sociale integrata con giochi come la corsa dei sacchi od il tiro alla fune. I bivacchi Meneghello e Valdo sono invece periodicamente visionati da Eugenio De Gobbi il primo e dall’inossidabile Adriana Valdo il secondo, struttura dedicata alla memoria dei suoi genitori. Due parole sono certamente da spendere su questa straordinaria figura molto attaccata alla Sezione: prima donna ingegnere a laurearsi all’Università di Padova, mito dell’alpinismo e sci--alpinismo vicentino, Adriana Valdo è stata una delle prime donne ad entrare nel Club Accademico Alpino Italiano.
Trasportati dall’onda del free climbing gli anni ’90 trascorrono spensierati. La Sezione sta bene, anche economicamente, così per anni si impegna a dare un notevole contributo per costruire un nuovo rifugio sulla Cordillera Blanca peruviana intitolato a Renato Casarotto e sarà in prima linea nel progetto proposto dall’ASVICAI. Nel 2001 viene costituita una Commissione per l’Escursionismo seguita inizialmente da Nicola De Benedetti e poi da Ronald Armando Carpenter e nel 2005 nasce la Scuola di Escursionismo Gianni Pieropan, dedicata allo scrittore, storico e, per molti anni, dirigente attivo della Sezione, scomparso dopo una lunga ed agognata malattia nel 2000. L’attività si sviluppa con corsi base e corsi avanzati fino all’insegnamento delle tecniche per affrontare le vie ferrate, fino ad allora esclusiva prerogativa della Scuola di Alpinismo. Nel 2002 ci lascia anche Aldo Allegranzi, il fondatore del GGGT: a lui viene dedicata un’ala della Biblioteca Sezionale che per molti anni sarà curata dal socio Romano Trevisiol, punto di riferimento del gruppo.
I primi anni del nuovo secolo celebrano Giampaolo Casarotto, il primo socio della sezione ad avere raggiunto la vetta di un Ottomila: il Manaslu. Alpinista di vecchia scuola, valori compresi, appartenente alla generazione dei climbers “rotti e stracciati”, Giampaolo Casarotto in Sezione è uno dei pochi a ricoprire quasi tutti i ruoli dirigenziali ed è impegnato in diverse commissioni e progetti. Da oltre 40 anni nella Redazione di Le Piccole Dolomiti, sua è l’idea nel 2006 di passare al colore ridando vita al semestrale sezionale. Sono anni di intensa attività associativa: Mario Mazzaron e Luciano Belpinati portano avanti sia le gite che le settimane invernali di discesa su Dolomiti ed Alpi che i corsi di Sci alpino per bimbi e adulti sull’altopiano di Asiago coaudiuvati dalla locale Scuola Sci. Il gruppo di scialpinismo Firn organizza gite in tutto l’arco Alpino. Pompea Colpo, assieme ad altri soci collaboratori, riorganizza presso la palestra dell’Istituto Rossi i corsi di ginnastica presciistica. La Scuola di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera Umberto Conforto, diretta da Lorenzo Dalla Vecchia aumenta progressivamente il numero di corsi ed istruttori. Con la Presidenza di Carlo Battistello (2006 –– 2007) vi è un positivo cambiamento tecnologico e la Sezione viene definitivamente “informatizzata” aiutando notevolmente la segreteria negli adempimenti burocratici e la biblioteca nell’elencazione dei volumi. Il 2007 è l’anno del primo gemellaggio storico con la Sezione tedesca del DAV di Pforzheim e successivamente con quella basca di Goi Zale di Gernika Lumo. Ogni estate, a turno, la Sezione ospitante organizza una settimana di trekking sulle montagne del proprio paese. Anche in ambito culturale avviene un cambiamento epocale. In ottobre 2009, all’auditorium Canneti, parte la prima edizione della rassegna Vicenza e la Montagna. Per questo evento le quattro più rappresentative associazioni della città collaborano assieme: Club Alpino Italiano, Giovane Montagna, Società Alpinisti Vicentini, Gruppo Alpinistico Vicentino. Negli anni la rassegna raggiungerà le 15 edizioni e proporrà serate di film, incontri con autori, mostre e altro. Nel 2011, per il 100° anniversario dalla morte di Paolo Lioy, uno dei padri fondatori, anche a lui viene dedicata un’ala della Biblioteca sezionale.
Per una vecchia legge, dal 1° gennaio 2011 il Rifugio Vicenza non è più proprietà del CAI di Vicenza ma passa a pieno titolo di proprietà alla Provincia Autonoma di Bolzano. La Sezione perde una proprietà storica in cui ha investito capitali e tempo e che ha curato amorevolmente per più di ottanta anni. L’ottimo lavoro svolto dalle presidenze di Franco Pavan (2008 –– 2010), figlio di Silvano, ancora di Eugenio De Gobbi (2011 –– 2013), di una super attiva Emma Dal Pra (2014 –– 2016), la qualità del lavoro svolto da parte delle Scuole, le commissioni ed i gruppi sono la chiave di lettura di questo successo. In questi anni sorgono nuovi e interessanti progetti come la commissione cultura, Montagnaterapia, il sito internet www.caivicenza.it, il gemellaggio con il CAI di Rieti, la commissione sezionale naturalistica e di tutela dell’ambiente montano “Bepi Peruffo”, la commissione medica, il
torrentismo. I corsi di sci da discesa, per mancanza di neve, vengono trasferiti da Asiago a Folgaria dove rimarranno negli anni a seguire. La Scuola di Escursionismo raggiunge il suo massimo splendore sotto la direzione di Fabio Todescato, che riesce a collaborare attivamente anche con la Scuola Conforto e tutte le altre realtà sezionali. A fine 2019 un incidente in montagna avvenuto sul Canale Centrale del Monte Terminillo, strappa alla Sezione la vita di Davide Pizzolato: vice Presidente, responsabile del sito internet e della commissione sentieri, attivo in molti gruppi della Sezione, a lui verrà dedicato ed inaugurato esattamente un anno dopo il sentiero CAI 605 che collega Casotto con Luserna. Neanche il lockdown imposto dal COVID--19 ferma la Sezione nel 2020, la quale si riorganizza in base alle restrizioni e sebbene di entità ridotta, porta avanti l’attività programmata. La Presidenza di Giovanni Vaccari (2020 –– 2023) ha l’arduo compito di riportare in auge il Club: nel 2021 si contano 29 corsi tra Scuola Conforto, Scuola Pieropan, Gruppo Grotte Trevisiol, Alpinismo Giovanile, Commissione Medica, Presciistica, Sci Alpino; 182 escursioni tra la Sede di Vicenza, la sottosezione di Noventa ed il gruppo di Camisano; 11 proposte culturali. Nel 2022 viene completata la ristrutturazione del rifugio Città di Schio, con il rifacimento di alcune aree per rendere più vivibile ai soci gli ambienti. Si è potuto così godere appieno del tradizionale incontro di ottobre della Marronata Sociale. Il 21 giugno 2023 rimarrà una data storica per la Sezione poiché viene iscritta nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e diventa di fatto un’Associazione di Promozione Sociale (APS) dotata di personalità giuridica. L’associazione aumenta il numero di soci e nel 2024 si attesta sulle 3000 unità. Ma sono anche gli anni in cui perde alcuni tra i soci più cari come Piergiorgio Franzina investito in città da un’auto, Alfeo Carraro, Luciano Belpinati, Olinto Pretto, Placido Balasso. Nel 2024 se ne va in silenzio, all’età di 93 anni, anche la lady di ferro, l’Accademica Adriana Valdo. Fino a qualche anno prima la si poteva incontrare in montagna impegnata in qualche escursione scialpinistica. A luglio dell’anno precedente era crollato definitivamente dal Col degli Orsi il bivacco Meneghello cessandone la storia e a cui lei aveva prestato per anni le proprie cure. Sempre nel 2024 viene conclusa la riqualificazione della falesia di Lumignano voluta principalmente da Maurizio Dalla Libera: da trent’anni la Sezione aveva in custodia la parete Ovest denominata Lumignano Classica. I nuovi proprietari dei terreni hanno preferito gestire direttamente la falesia di loro pertinenza, non rinnovando al CAI. Sono stati quindi contattati altri proprietari terrieri e, con l’aiuto di fondi arrivati dal CAI Centrale e dal Gruppo Regionale Veneto, si sono acquisite in concessione altri settori, risistemando a norma le vie. Tra le numerose attività organizzate per celebrare il 150 anni, il 2025 vede la nascita dei “Sentieri urbani”: la Sezione collabora con il Comune di Vicenza e realizza 5 itinerari urbani da mettere a disposizione della cittadinanza; una riuscitissima mostra su tutta l’attività del Club viene allestita in Loggia del Capitaniato; Vicenza ospita la 28° Assemblea regionale dei delegati del Veneto. Il 2025 celebra pure i 100 anni dalla fondazione della Scuola di roccia ospitando il 40° Congresso degli istruttori dell’area VFG. Da quando si è riorganizzata nel dopoguerra, dedicando la propria attività ad Umberto Conforto, ad oggi la Scuola conta documentati l’organizzazione di: 67 corsi di introduzione all’alpinismo; 41 corsi roccia; 38 corsi di introduzione e avanzati allo scialpinismo; 17 corsi di introduzione all’arrampicata libera; 16 corsi di introduzione allo snowboard alpinismo; 9 corsi gioco arrampicata per bambini; 6 corsi monotematici manovre di autosoccorso; 3 corsi ghiaccio su cascate; 3 corsi avanzati di alta montagna e numerose collaborazioni con le attività della Sezione.
Negli ultimi decenni, l’evoluzione consumistica della società ha portato il Club a rivedere alcuni scopi statutari originari e a recepire l’esigenza di accrescere nella comunità la consapevolezza del patrimonio naturale e culturale che si possiede. Di fronte ad un turismo alpino aggressivo e spesso devastante si è cercato di intervenire insegnando, soprattutto alle nuove generazioni, il valore del patrimonio che andranno ad ereditare. In questo e in altri concetti e progetti la Sezione di Vicenza si è impegnata attivamente continuando un lavoro costante, solidale, di volontariato iniziato 150 anni fa entusiasticamente dai suoi “Padri Fondatori”. Quell’entusiasmo è ancora vivo nei soci e garantisce continuità di ideali, di valori e di tradizioni, patrimonio da diffondere alle generazioni future.
Vicenza, 16 aprile 2025
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